Chiacchere d’autore: incontriamo Elena Contenta Patacchini

elena contenta patacchini52 Hertz pubblicato dalla casa editrice Blonk, è un romanzo, da poche settimane in libreria, che abbiamo di recente recensito, di Elena Contenta Patacchini, scrittrice under 30. Il romanzo racconta la storia di una giovane donna che cerca di elaborare il dolore per un amore perduto ricostruendo la propria vita. Milano é la grande cornice di questa storia, dai colori surreali e maestosi, e al suo interno, oltre alla nostra protagonista, creature invisibili come Tenebra e tanti defunti scrittori, accompagneranno queste pagine scherzose e simpatiche. Ma cerchiamo di saperne di più da Elena.

  • 52 Hertz è un romanzo ricco di metafore, fin dalla prefazione, che dà origine al titolo: la balena 52 hertz è un esemplare unico che produce un canto bellissimo, appunto di 52 hertz precisi, che però resta inascoltato dalle sue simili, in grado di recepire suoni compresi fra i 15 e i 20 hertz.
    Secondo te quindi, nella vita, è meglio scegliere di gridare al mondo un canto splendido, potente, ma inascoltato, oppure una melodia meno intensa, più opaca, in grado però di raggiungere almeno un ascoltatore?

Non posso che rispondere che preferisco la prima ipotesi. Questa, però, è una risposta del tutto istintiva. Se ci penso su, credo che sia più giusto rispondere: “nessuna delle precedenti”. Non è sbagliato, infatti, dire che la cosa migliore che possa capitare a ciascuno di noi è darsi il tempo di immaginare il proprio canto, d’impararlo, il tempo di trovare la propria frequenza, il tempo di trovare il proprio tempo e poi farsi trovare presenti quando viene fuori, per vedere – di nascosto – l’effetto che fa.

  • La protagonista e voce narrante è spaccata a metà tra razionalità e irrazionalità. Tra se stessa, libera e coraggiosa, e Tenebra, che ogni volta è pronta a riportarla con i piedi per terra e a chiudere in un cassetto le sue illusioni. Quanto c’è di autobiografico? La tua bilancia interiore propende verso il raziocinio o l’istinto?

Lavorando alle diverse stesure, devo dire che di autobiografico, alla fine, è rimasto poco o niente. Rispetto alla bilancia interiore, invece: non penso si tratti di mettere in equilibrio una specifica dicotomia. Non si tratta solo di raziocinio o istinto, né di bene o male; più in generale, il gioco è quello di tenere in equilibrio tutte le contraddizioni che ci portiamo dentro. Il senso è quello di lavorare sempre affinché tutte le nostre dicotomie interiori trovino un qualche centro. Quello che non si dovrebbe mai smettere di fare è lavorare su questi limiti. Un mio amico si è tatuato le parole “non proprio”, e trovo che sia un po’ questo il risultato. Essere tante cose, diverse tra loro, nessuna in modo definitivo.

  • Una protagonista simbolicamente accompagnata nei momenti importanti della sua vita (la fine di una storia d’amore, una svolta lavorativa…) da alcuni scrittori. Un inno alla lettura e al potere magico dei libri. Immagino quindi che tu sia una giovane scrittrice, ma anche un’attenta lettrice. Cosa viene prima, per importanza, nella tua vita? La lettura o la scrittura?

La lettura. Vorrei dire altro, ma non sarebbe utile. La scrittura è una conseguenza come un’altra: una cosa che ti capita; la lettura è la causa e non ha sostituti possibili.

  • Il sottotitolo del tuo romanzo è Manuale di istruzioni per anima danneggiata. Cosa è in grado di danneggiare un’anima e cosa in grado di ripararla? Esistono romanzi in grado di mettere a posto un’anima che ha subito un danno?

52 hertzLe cose che possono danneggiare un’anima sono infinite. Ognuno è dotato di una propria sensibilità, sensibilità totalmente personale che rende immuni da alcuni eventi e disperatamente vulnerabili rispetto ad altri. Ognuno, poi, costruisce il suo personale mucchietto di ossessioni che sono – in genere – il segnalibro dei danni. Stesso discorso vale per i possibili interventi di riparazione: a volte serve il tempo, a volte serve il motivo, a volte non serve niente. Sono, però, certa che esistano parole che possano, se non sistemare, quantomeno interessare un’anima danneggiata: ed è già tanto. Esistono libri che fanno questo miracolo di aiutarti a capire cosa sta succedendo, di aiutarti a trovare la crepa, di farti compagnia mentre che aspetti.

  • Infine Nella quarta di copertina si dice di te: «… fa in tempo a trasferirsi a Milano e a laurearsi in economia. Si pente, dell’economia, non di Milano, città che la rapisce e di cui inizia a raccontare piccoli dettagli e peculiari manie». E anche all’interno del romanzo ci sono riferimenti frequenti a specifici angoli di Milano, come il Naviglio Pavese, luogo ideale quando si hanno i pensieri di panico di livello veramente alto. Cosa ami di Milano? Quali sono le manie di questa città?

Di Milano amo molte cose, ma quella che preferisco, oltre alla linea verde fondamentale, è la sua riservata poesia. Milano è il risultato enorme di fatti piccolissimi, un disordine esattissimo, un modo di saperci essere. Quello che ho sempre trovato maniacale, tra le sue strade, è questo approccio del tutto particolare al tempo, alla dimensione, alla possibilità. Milano è molte cose e ti dà l’opportunità, a tua volta, di essere quello che vuoi, di esserci o di sparire, di partecipare o di rimanere solo a guardare, senza giudicarti – in fin dei conti – mai e poi mai.

Ringraziamo Elena Contenta Patacchini per la cortesia con cui ha risposto alle nostre domande e vi invitiamo ad acquistare il suo romanzo di esordio e a leggere il suo interessantissimo blog.

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