Torto marcio: la Milano amara di Robecchi

Torto Marcio

Alessandro Robecchi

Protagonisti del nuovo romanzo di Alessandro Robecchi non sono né gli assassini, né i morti ammazzati. Non sono i poliziotti che cercano di trovare un colpevole. Unica, immensa e ombrosa protagonista di Torto marcio, edito da Sellerio, è Milano: le vie ricche in cui i Suv parcheggiano in doppia fila e i quartieri più poveri fatti di case popolari e spaccio, i palazzi dell’antica borghesia milanese e i commissariati di polizia. In queste pagine è raccontata la Milano di oggi: soldi, lavoro, crescita, profitto. Ma anche la Milano di ieri: i terribili anni ’70 che ancora aleggiano su molti milanesi, quasi fossero uno spettro insuperabile.
Ritroviamo Carlo Monterossi, editor televisivo di professione e investigatore a tempo perso, già presente nei romanzi antecedenti dello Torto Marciostesso autore. Questa volta però Robecchi ci porta a conoscere meglio altre figure, che precedentemente aveva solo accennato, come i poliziotti Ghezzi e Carella. Un ricco sessantenne, imprenditore dalla vita irreprensibile, viene trovato morto: freddato con due colpi di pistola, un sasso appoggiato sul cadavere. Il terrorismo sta tornando a Milano? Per fronteggiare questa minaccia è chiamata un’esperta squadra investigativa da Roma, che però immediatamente si fa sviare dalla pista islamica. Ghezzi e Carella capiscono che sotto c’è qualcos’altro, un qualcosa che affonda le radici nel passato, e hanno conferma dei loro sospetti quando un altro cadavere è ritrovato fra le vie di Milano: sempre un colpo di pistola, sempre un sasso abbandonato sul corpo. Di nascosto dall’intera questura, i due poliziotti nemici-amici riusciranno a trovare il filo rosso che unisce queste morti recenti ad altre, avvenute ben 40 anni prima.
Definire Torto marcio un giallo, a mio parere, è riduttivo. Si tratta di un romanzo sociale, che racconta uno spaccato di vita, fatto di luce e ombre, in cui si inseriscono dei delitti. Questo non toglie nulla alla Torto Marciocostruzione della trama: perfetta, con una suspense che accompagna il lettore fino alla fine. Robecchi, oltre che scrittore, è un giornalista e grazie alla sua professione è in grado di andare oltre i riflettori che vorrebbero Milano sempre bella e patinata, descrivendo una città contraddittoria.
Un romanzo in cui non ci sono buoni o cattivi, perché non si può semplicisticamente ridurre l’umanità a queste due categorie: dietro al lato luminoso, in ognuno di noi, si nasconde l’altra faccia della medaglia, più oscura. Un romanzo pietoso, in cui si cercano le ragioni di tutti i gesti, anche quelli più terribili, non per giustificarli, ma almeno per comprenderli. Un romanzo adatto a un lettore forte, coraggioso, pronto a mettere in discussione le proprie certezze.

Image source: sellerio.it, facebook.it

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